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AGOSTO A FIGINO - 22 agosto 2019

GIOVEDÌ 22 AGOSTO 
dalle 17.00 alle 19.00 
Figino Borgo Sostenibile, Via Giovanni Battista Rasario 10All'interno della rassegna Agosto a Figino?! // 22 Agosto, The FabLab: Make it real presenta: 
MINI FABLAB - LABORATORIO DI STAMPA 3D E ROBOTICA (per bambini/e e ragazzi/e!)
Che cos'è un stampante 3D e di che cosa abbiamo bisogno per farla funzionare? 
Scopriamo insieme le tecniche per ottenere un modello 3D pronto per la stampa e realizziamo un primo prototipo.
I robot possono avere tantissime forme e funzioni diverse.
Osserviamo dei micro-robot e capiamo come comandarli attraverso semplici istruzioni colorate!Laboratorio per bambini/e e ragazzi/e dai 6 ai 18 anni
INGRESSO GRATUITOPartner tecnico: Fondazione BrodoliniThe FabLab: Make it real è una start-up innovativa che dal 2015 indaga e sperimenta nuove metodologie progettuali e soluzioni di fabbricazione digitale, nell’ambito dell’Industry 4.0.
Crediamo che la tecnologia produca vantaggi per le persone e che un’innovazione sia tale solo quando ha un impatto sociale, culturale ed economico al tempo stesso. 
Siamo convinti che sia importante offrire alle nuove generazioni gli strumenti necessari per poter interpretare, sfruttare e migliorare le tecnologie.
La nostra offerta è pensata per affiancare ai programmi tradizionali un’offerta di educazione informale sui temi STEM.
 
GIOVEDÌ 22 AGOSTO 
dalle 19.00 alle 20.00 
Living di Borgo Sostenibile, Via Giovanni Battista Rasario, 14 (Figino)All'interno della rassegna Agosto a Figino?! // 22 Agosto, Valentina Napolitano / Yoga with Vale presenta: 
YOGA IN BORGO
Una lezione di Odaka Yoga nel cuore di Borgo Sostenibile per sciogliere le tensioni fisiche, mentali ed emotive, mentre ti rinforzi e dai sollievo alla mente. 
Pratica adatta a tutti, si consiglia abbigliamento comodo.
Costo: 5 euro (da poter pagare direttamente in loco) 
Per info: figino©itinerariparalleli.org 
Per contattare direttamente l’insegnante: Valentina Napolitano +39 3938586470Sponsor tecnico: FreddyOdaka Yoga® è uno stile di yoga innovativo che trova ispirazione dall’osservazione del moto dell’oceano e delle sue onde, dove nel fondere il Bushido (la via del guerriero), lo zen e lo yoga, sono espressi fisicamente ed emozionalmente i principi di trasformazione, adattabilità e forza interiore.Valentina frequenta corsi di danza classica, modern Jazz e sport di ogni genere da quando è bambina. Da inarrestabile curiosa lo yoga entra nella sua vita quasi per caso ma fin dal primo istante capisce che qualcosa di magico stava per accadere fuori e dentro di lei. Da allora incomincia a frequentare corsi e workshop che la avvicinano sempre di più all’essenza dello yoga. 
Oggi per Valentina lo yoga occupa gran parte della sua giornata, è diventato un lavoro, una passione irrinunciabile di cui è profondamente innamorata, una disciplina importante da cui imparare molto su sé stessi, sugli altri e su ciò che ci circonda. 
Si è formata principalmente presso la scuola di Odaka Yoga® JustB di Beatrice Morello a Milano.
Nel giugno del 2018 consegue il diploma RYT 250 Odaka Yoga® con i suoi fondatori Francesca Cassia e Roberto Milletti.
Nel Giugno 2019 si diploma in yoga dinamico presso BaliYoga.it.
Da ottobre 2018 inizia a insegnare presso BaliYoga.it, Club 2d, Anytime Fitness, CrossFit Nolo e Audace.
 
GIOVEDÌ 22 AGOSTO
dalle 21.00 
Via Giovanni Battista Rasario, 18A (Figino)All'interno della rassegna Agosto a Figino?! // 22 Agosto, Teatroxcasa presenta: "46 tentativi di lettera a mio figlio", monologo-reading di e con Claudio Morici.
A metà tra Carlo Verdone e Franz Kafka, un po' se stesso e un po' Queneau, Morici inventa un irresistibile epistolario senza risposte. E ce la mette tutta anche per essere un padre migliore. 
Morici ritrae un padre separato, brizzolato, ultraquarantenne, piegato dal peso del suo bebè nel marsupio "radical" comprato a Roma est. Mentre con una mano cerca parcheggio e con l'altra naviga su Internet in paranoia per i vaccini. Un padre che vorrebbe il posto fisso, ma è costretto a inseguire i suoi sogni d'artista, per non dare il cattivo esempio. Un padre alla continua ricerca di un messaggio, di un senso, di una qualche perla di saggezza che possa trasmettere al suo erede. Ci prova scrivendo ben 46 lettere, una per ogni anno della sua vita, ma... riuscirà a fargli capire perché si è lasciato con la madre? Ci sarà scritto tutto? Si capisce? Suo figlio poi, una volta grande, siamo sicuri che voglia leggere queste lettere?Claudio Morici è attore, regista ed autore teatrale. Dal 1994 è direttore artistico della Compagnia Teatrale Specchio Rovescio. 
Oltre ad aver interpretato oltre 30 spettacoli teatrali in più di 20 anni di teatro, ha partecipato a fiction televisive quali "un medico in famiglia", "un caso di coscienza" o "gente di mare", diversi film per il cinema e televisione e partecipato a programmi televisivi come "Scherzi a parte".
Ha scritto oltre 10 commedie per il teatro rappresentate in tutta Italia, Francia e in Belgio.
Parallelamente alla propria attività nei maggiori teatri italiani, da oltre dieci anni, si dedica alla diffusione delle tecniche espressive e di comunicazione verbale, paraverbale e corporea attraverso l’utilizzo di specifiche tecniche teatrali.Teatroxcasa è la piattaforma web che ti permette di trasformare il tuo salotto in un teatro ogni volta che vuoi; di aprire alla comunità il tuo spazio per accogliere cultura e socialità; di frequentare le case accoglienti e illuminate della tua città e di tutta Italia.
scopri di più su: www.teatroxcasa.it


 
GIOVEDÌ 22 AGOSTO
Dalle 21 alle 22 come alternativa per i bambini (dai 4 ai 10 anni):
DOMO SOTTO LA LUNA
Storie dalla jungla a cura di DOMO lingue e culture
Lettura di "La proboscide dell'elefante", tratto da Storie proprio così di R. Kipling, un classico della letteratura per ragazzi.
Dopo la lettura seguirà un laboratorio di disegni e giochi a tema jungla e animali selvaggi.
Condotto da Consuelo Pintus e Guglielmo Cantù.
DOVE? Parchetto adiacente civico 18
INGRESSO CON CONTRIBUTO LIBERO
Per informazioni: 3490624554 / associazionedomo©gmail.com





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13
ago
Consuelo Pintus: «Insegno il cinese ai cinesi e hindi agli italiani. Così, apro la mente dei vostri figli»

Alle porte di Milano una piccola scuola vuole rivoluzionare il rapporto che lega i giovani all’apprendimento della lingua. Soprattutto quando si parla di nuovi italiani che, in alcuni casi, della lingua dei propri genitori non sanno (letteralmente) un'acca.  

The pen is on the table? Dimenticatevela, direbbe Consuelo Pintus. La giovane professoressa è un’insegnante particolare. Non solo perché la sua area principale di docenza, lingue orientali, è ancora qualcosa che suona esotico, in Italia e a gran parte degli italiani. Ma perché il suo approccio al tema dell’apprendimento di una lingua non ha nulla a che fare con quello cui, fino ad oggi, siamo stati abituati: il suo progetto innovativo si chiama DOMO ed è stato fondato nel Borgo Sostenibile di Figino, il progetto di Housing Sociale alle porte di Milano ovest.
 
Lei di fatto è in parte manager, in parte professoressa, in parte mediatrice. Cosa ha studiato? 
«Mi sono laureata a Milano in Mediazione linguistica e culturale, scegliendo inizialmente di studiare giapponese abbinandolo all’hindi. Nel frattempo, ho lavorato come speaker e assistente sui voli per il Giappone, per consolidare la lingua, e ho iniziato a viaggiare per l’India. Poi ho preso una laurea magistrale in Scienze internazionali a Torino e, subito dopo, ho vinto una borsa di studio per la prestigiosa scuola governativa di hindi, il Central Institute of Hindi di Agra, e infine ho perfezionato la lingua con un corso di sei mesi alla Nehru University di Delhi». 

Quando ha iniziato a insegnare? 
«Da nove anni lavoro come mediatrice e facilitatrice nelle scuole e dal 2010 sono docente a contratto di hindi, presso l’università Statale di Milano».
 
Come è finita nel Borgo di Figino? 
«La premessa è che l’aspetto del mio lavoro che mi dà più soddisfazione è l’insegnamento ai bambini. Tramite una lingua, trasmettiamo loro una chiave di apertura al mondo intero. Da tempo sognavo di aprire una scuola con un metodo di insegnamento   tutto mio e, per una combinazione di eventi, con una mia collega abbiamo individuato questo progetto di housing sociale aperto a iniziative legate al terzo settore, attività che promuovessero la condivisione, valorizzazione del territorio, una nuova idea di vivere e di abitare gli spazi». 

Cos’è il Borgo Sostenibile e cosa c’entra con le lingue? 
«Figino è un quartiere di Milano che ad oggi presenta una doppia anima, quella rurale, fortemente ancorata al territorio agricolo che è stato il suo passato, e quella moderna, innovativa, che sta tentando di ampliare la vita sociale dei del borgo, grazie a questo progetto. È una realtà in evoluzione, multietnica, e come tale perfetta per un progetto che guardi non solo alle lingue, ma alle culture, e senza limitarsi a lingue (e di conseguenza culture) che, erroneamente crediamo siano più importanti. Intorno a questa idea è nata DOMO, che abbiamo inaugurato nell’aprile del 2017».
 
Perché si chiama DOMO e in che senso ci sono le lingue più importanti di altre? 
«DOMO la penso come una casa dove ognuno possa parlare la propria lingua, e portare la propria cultura ma anche scambiare lingue altre e impararne di nuove, insieme alle relative culture. Il mio obiettivo è questo: dimostrare nei fatti che tutte le lingue e le culture sono importanti alle stesso modo, soprattutto se pensiamo al futuro di una generazione che questo concetto lo dovrà avere molto chiaro in testa!»   

Ovvero, l’inglese e lo spagnolo sono lingue bellissime, ma andiamo dietro lo stereotipo, osiamo, sperimentiamo. Apriamo la mente.   

Ad esempio? 
«Da noi si possono studiare inglese, francese, tedesco, spagnolo, cinese, hindi, giapponese, arabo, e italiano l2, ovvero come seconda lingua. E poi, a richiesta, un po’ di tutto. C’è chi vuole imparare l’aramaico, chi il farsi, chi lo swahili…» 

Immagino però che la sua rivoluzione non c’entri con il solo aramaico… 
«C’entra con un certo tipo di approccio. Organizziamo corsi di lingue per bambini dai 18 mesi in poi, e per ragazzi e adulti, sia durante la settimana che nel weekend. Ma il cuore delle nostre attività sono i corsi di lingua in azione, come una serata di degustazione di vini in francese, una cena indiana in lingua hindi, la lezione per cucinare sushi in giapponese. L’anno prossimo inaugureremo i corsi di cinema in spagnolo, di cucina ayurvedica in hindi, riproporremo le lezioni di Baking in english. E poi c’è un progetto importante, legato alle seconde generazioni». 

E quali lingue vogliono imparare, i nuovi italiani? P
er loro la chiave linguistica è la chiave di comprensione della loro identità. Ne sono sempre stata convinta, che una lingua sia la strada migliore per entrare dentro una cultura e dentro un Paese. Ci sono mamme straniere che mi chiedono corsi da fare insieme ai figli: la mamma magari sa parlare la lingua d’origine, ma non la sa scrivere, mentre per i loro bambini è importante conoscere la lingua standard, epurata dai dialetti o da errori grammaticali, così che possano usarla sia in famiglia, sia lavorativamente.   
 
«Ci sono genitori che mi hanno chiesto di insegnare l’arabo ai loro bambini, perché avevano bisogno di consolidare e salvaguardare la lingua, e in questo modo una identità: i bambini si annoiano, magari a casa non hanno voglia di parlare un’altra lingua. Noi lo facciamo in modo ludico, coinvolgendoli ma senza stancarli. Se questo avviene quando sono bambini, li aiuterà nella fase di riconoscimento della loro identità personale, darà loro gli strumenti per gestire la loro “dualità” interiore. E magari li aiuterà a comunicare con i propri cari, a casa, in modo corretto».
 
Italiani di seconda generazione che a casa parlano solo italiano? 
«Magari sono nati in Italia da due genitori stranieri, o un solo genitore straniero. E quando vanno nel Paese d’origine non possono comunicare con gli zii, con i nonni. Vi immaginate il dolore? La barriera personale? Ci si sente straniero in quella che, in parte, è casa propria. Mi viene in mente una ragazza cinese, di seconda generazione, che ha incominciato a studiare cinese a 14 anni: in casa i suoi genitori lo parlano, ma non l’hanno mai forzata e tra la scuola e gli amici, lei parlava malissimo cinese, non era in grado di comprendere perfettamente quel che le dicevano i suoi genitori. Ha fatto diversi tentativi, ma non sono andati a buon fine. Per lei, che ha un accento milanesissimo e una r moscia molto pronunciata, abbiamo fatto un percorso mirato, che le facesse anche riscoprire la cultura e la letteratura del suo Paese d’origine. È un lavoro che l’ha cambiata molto: ora, appena finito il liceo, ha deciso di iscriversi all’università, a Mediazione linguistica, per essere anche lei d’aiuto ai nuovi italiani». 

Avete relazioni con le associazioni di comunità straniere? 
«Per il momento solo con alcune di loro, ma ci piacerebbe essere sempre più connessi con le comunità straniere. Esistono, almeno a Milano, scuole di lingue legate alle singole comunità, ma spesso l’apprendimento che passa è regionale, noi proponiamo invece delle lingue standard, un metodo di insegnamento laico, se vogliamo, che lavori sulla lingua in tutti i suoi aspetti, non solo quelli della grammatica. Nello specifico ad esempio stiamo pensando ad un corso per la comunità rumena, mentre quella filippina ci chiede corsi che, oltre all’inglese e al rafforzamento dell’italiano, comprendano anche il tagalog».   

Se le dico multilinguismo, cosa le viene in mente? 
Un uomo mi ha chiesto di studiare farsi, perché vorrebbe comunicare meglio con la famiglia della moglie, mentre delle donne straniere sposate a italiani mi chiedono corsi mirati per imparare meglio e in fretta l’italiano, per esigenze lavorative e quotidiane. Ad una mamma che per lavoro deve studiare francese abbiamo proposto uno dei nostri corsi mamma-bambino, da 18-36 mesi: è straordinario quanto in quella età assimilino concetti che terranno stretti tutta la vita. E vedendo i genitori sforzarsi, o parlare loro in una lingua che non  hanno mai sentito, memorizzano suoni anche molto complessi, che magari l’adulto fa più fatica a fare propri.   

Bambini che, un domani, saranno figli del mondo? 
«Esatto. Abbiamo appena concluso i nostri summer camp, che abbiamo scelto di fare in inglese ma con attività come lo yoga per bambini in hindi o passi di danze orientali. In questo modo realtà lontane prendono, nella mente dei più piccoli, un nuovo significato: capiscono quanta varietà esista al mondo, e che non ne devono avere paura. Questa è una generazione che viaggerà, lavorerà con le persone più disparate, sarà molto più esposta al resto del mondo: voglio dare loro una serie di strumenti ai quali attingere sia che restino in Italia sia che vadano all’estero. Nel giro di un’estate, diventano bambini meno paurosi, meno spaventati dalle situazioni nuove. Non sono più culturalmente a digiuno e sono molto tranquilli nell’approcciarsi ad attività che non fanno parte del loro bagaglio culturale. L’esempio più bello? A fine estate se gli parli di una tradizione o di un piatto che non hanno mai sentito nominale, non ne parlano usando “noi”, “voi” e “loro”, ma chiedono semplicemente come si fa a farlo». 

photo credit: Bic Indolor   



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03
ago
AGOSTO A FIGINO

GIOVEDÌ 8 AGOSTO dalle ore 16 alle 23 a Figino Borgo Sostenibile, Via Giovanni Battista Rasario, 14Dove pensavate di andare l’8 agosto?!
 
Per chi ha voglia di vivere qualche momento in compagnia, all’aria aperta e nel contesto unico del quartiere di Figino, siete CALDAMENTE invitati a un pomeriggio per bambini con spettacolo e workshop di clownerie, una sessione aperta a tutti/e di Odaka Yoga e infine, sorseggiando un bicchiere di vino o semplicemente godendo della frescura estiva della sera, gustarvi un concerto live di jazz swing!!
 
IL PROGRAMMA
 
Dalle 16 alle 18 - LUDOTECA a cura di Spiazza - Biblioteca Sociale & Caffè
 
Dalle 18 alle 20 - Il Circo della Luna / Spettacolo di circo per bambini a cura a cura di Gli Anacardi (Fuori Dal Circo & gli Anacardi)
Una parata per le vie del Borgo, una piccola scuola di circo e uno spettacolo per bambini e bambine di tutte le età.
 
Dalle 18.30 alle 19.30 - Yoga in Borgo con Valentina Napolitano / Yoga with Vale
Una lezione di Odaka Yoga nel cuore di Borgo Sostenibile
Costo: 5 euro
 
Dalle 21 alle 23 - Concerto in piazza con Cosimo and the Hot Coals/ Concerto in piazza / Cosimo and the Hot Coals
Un viaggio sonoro che non potrà che farvi ballare: dal jazz di New Orleans allo swing degli anni ‘20 e ‘30.
 
E non finisce qui...altre attività ed eventi renderanno l’agosto di Figino il più caldo di Milano!
 
La giornata è organizzata nell’ambito di un progetto di promozione e valorizzazione del quartiere di Figino, promosso da InvestiRE sgr FIL1, con la collaborazione di Fondazione Housing Sociale e il Consorzio Cooperativo QLS.
Curato da Itinerari Paralleli srl Impresa Sartoria Sociale
https://www.facebook.com/itinerari/



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15
lug
IL FOSSONE: UN NUOVO ANGOLO DI NATURA IN CITTÀ

Nel Boscoincittà, all’angolo tra Via Novara e via Caldera, abbiamo iniziato i lavori per realizzare un’area umida. In collaborazione con il Comune di Milano e grazie a un contributo di Regione Lombardia l’obiettivo è incrementare la naturalità: pianteremo nuovi boschi, filari e siepi, realizzeremo un laghetto che ospiterà aironi, raganelle e libellule diversificando il paesaggio e creando un luogo gradevole e inaspettato all’ingresso della città.
 
 



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10
lug
Progetto di adozione di una periferia con biblioteca, macchine, autore e ospite inclusi

Progetto di adozione di una periferia con biblioteca, macchine, autore e ospite inclusi

Che cosa non è questo progetto

- Non è un (ennesimo) caffè con libreria o viceversa.

- Non è un (ennesimo) spazio sociale

- Non è una biblioteca di condominio

- Non è una biblioteca popolare

- Non è una biblioteca comunale

- Non è uno spazio commerciale

- Non è un luogo dove si svolgono corsi, attività o “eventi” a pagamento

Sono tutte cose che esistono già, e possono essere fatte in modo bellissimo. Faccio solo tre esempi (e tutti e tre relativi proprio al Municipio 7):

- La Biblioteca Comunale di Baggio

- La Biblioteca Rembrandt

- Gli eventi organizzati da Mare Culturale Urbano

Che cosa è questo progetto (e perché è innovativo)

• E’ una casa/studio privata che accoglie una grande biblioteca storica (la Biblioteca Ranchetti Cappelli Canetti, nata nel 1848 e continuamente alimentata), un Archivio, un laboratorio di fotografia, una sala da musica, arredi, quadri, fotografie, macchine fotografiche, computer, eccetera – tutte cose che diventano beni comuni (salvaguardando, naturalmente, un minimo di privacy). (Sulla Biblioteca RCC si veda la sua Storia e Struttura.)

• Gli arredi sono o storici (alcuni mobili e quadri del Seicento, del Settecento, dell’Ottocento e del Novecento, pochi ma molto belli e significativi) o contemporanei (per es. la libreria è, senza dubbio, la più bella oggi esistente: quella di Dieter Rams) (se gli architetti, italiani e stranieri, che ci leggono ne disegnassero una più bella, io non avrei problemi a sostituirla)

• Ospite e ospitante di questa ‘casa particolare’ è l’erede e curatore della parte storica, nonché autore della parte contemporanea. Questo garantisce la vita ‘attiva e fattiva’ della casa/studio, il continuo accrescimento e rinnovo dei libri, dei dischi, dei film, delle apparecchiature fotografiche, dei computer, eccetera.

• Non solo: la presenza permanente e attiva di uno studioso universitario (professore in Statale e in Cattolica a Milano), e con stretti rapporti con le istituzioni culturali internazionali (in particolare col Trinity College di Cambridge, di cui è membro), assicura la robustezza e coerenza di un progetto culturale unitario: le attività che vi vengono svolte non sono slegate le une dalle altre, o casuali- come in un’eventopoli - ma costituiscono una trama di approfondimento di pochi ma assolutamente fondamentali aspetti della cultura e della società di oggi – in una dimensione molto cosmopolita (e cosmopolitica). Fabio Ranchetti, Progetto per Figino

• Nella casa/studio viene ospitato anche un profugo affidato dal Ministero degli Interni, attraverso i Servizi Sociali del Comune di Milano (assessorato Majorino). Questo rafforza e dimostra l’apertura concreta e reale della casa a tutti i cittadini del mondo, non solo a quelli di Figino o di Milano.

• La casa/studio è un (piccolo) punto sociale e culturale, in un piccolo borgo dell’estrema periferia nord-ovest di Milano, ma si pone come un punto di assoluta eccellenza – sia per la qualità del patrimonio contenuto, sia dei materiali e dello spazio, sia per il tipo di attività culturale e sociale che si intende svolgervi. Nessuna facile divulgazione, nel senso di ‘facilitazione’ e ‘semplificazione’ di questioni complesse ad usum vulgi. Anche coi bambini è possibile svolgere attività di approfondimento e cura non banalmente ‘divulgative’.

• Tra queste attività ci sarà anche uno “sportello economico-filosofico” (un esempio è quello dello “sportello filosofico” aperto, col sostegno della Giunta, nel comune di Besnate; ma, qui al Borgo, si aggiungerebbe la parte economica, e si terrebbe maggior conto delle ultime acquisizioni teoriche e pratiche sui metodi di questa forma di “cura sociale” (o, come anche si dice, in Itanglese, counseling).

• Ogni attività sarà svolta in modo del tutto gratuito.

• I costi saranno sostenuti dai privati “di buona volontà” (che esistono ancora!), con l’aiuto delle istituzioni private o pubbliche. (Mi spiego, in concreto: FR mette a disposizione un patrimonio librario e fotografico nonché si fa carico delle spese di gestione; la Proprietà mette a disposizione uno spazio adeguato; il Comune di Milano offre la sua consulenza biblioteconomica, se necessario; XY mette a disposizione un pianoforte; AB (eccellente pianista) viene a suonarlo; CD (eccellente fotografo) mette a disposizione le sue competenze fotografiche; EF (eccellente attore) viene a tenere una performance teatrale; eccetera eccetera. FR si occupa di promuovere, organizzare e gestire queste attività “in casa”, e secondo un coerente percorso di approfondimento culturale, psicopedagogico, e sociale). Ribadisco: si tratta di una vera casa/studio/laboratorio abitata e vissuta da almeno due persone (e almeno un gatto: una casa e una biblioteca senza un “gatto di ruolo” sarebbero imperfette), aperta a tutti i cittadini del Borgo Sostenibile, di Figino, di Milano, e del mondo. Con una particolare attenzione ai più giovani: è mia esperienza (ma non certo solo mia) che i più giovani sono anche i ‘cittadini’ più aperti e disponibili ad accogliere le persone e le cose straniere e nuove, e i più capaci di produrre nuove idee. Se è naturale ed evidente che il futuro è loro, sta tuttavia a noi aiutarli a renderlo migliore del presente. (Questo è il fine ultimo del Progetto di “adozione di una ‘periferia’ con biblioteca e macchine - autore e ospite inclusi”.)



Il Progetto qui sintetizzato per punti è il frutto di una lunga elaborazione, sviluppatasi in ormai due anni. Nasce da un’idea pionieristica, utopistica e visionaria di Stefano Boeri – l’idea dell’adozione di una periferia. Io, milanese nato in via Conservatorio, accanto appunto al Conservatorio e alla Chiesa di Santa Maria della Passione, ho scelto la periferia più estrema di Milano (ma è anche una delle più belle, al limite del Bosco in Città e con un progetto sociale ed edilizio all’avanguardia, grazie ad Investire e a FHS e a chi ha collaborato alla ideazione e realizzazione di quel progetto di Housing Sociale, a partire dal Comune di Milano).

Io – ripeto: milanese - sono determinato a realizzare questa utopia, qui, in questo luogo, nella mia città. Se questo mio Progetto non si realizzasse, il fallimento non sarebbe solo mio ma di tutta la città, e degli amici che mi hanno sostenuto fino a oggi (anche, magari, contrastandomi o dandomi, alcuni per affetto altri per gelosia (?) o pavidità, del matto. Ma è noto che se non si è, almeno un poco, matti, non si realizza nulla di eccellente. Il mediocre non è interessante.)

2 Fabio Ranchetti, Progetto per Figino

Una riflessione finale.

A differenza di quanto alcuni hanno potuto pensare, io non ho affatto il problema di come e dove sistemare la Biblioteca Ranchetti Cappelli Canetti. (Ho ottime offerte, dove la Biblioteca starebbe benissimo, in eccellente e prestigiosissima compagnia.)

Il problema – innanzitutto civile, direi, se non civico - è quello di riuscire a creare un luogo cosmopolita, di cultura alta, ma molto ‘alla mano‘, ‘casalingo’, appunto - a tutti aperto, proprio lì, a Figino, cioè in una periferia e non nel centro della città (che sia Milano o altrove).

La cultura alta non dev’essere un privilegio del centro del mondo, ma accessibile a chiunque: anche i ragazzi (e non solo loro) di Figino devono poter convivere in una casa familiare – anche (si noti l’anche) – coi classici greci e latini, con Bach, con Hindemith, coi testi di Freud, Einstein, con le fotografie di Cartier Bresson e di Eisenstaedt, con Sofocle, Musil, imparare a fotografare seriamente con macchine come le Leica e le Olympus ed essere circondati da queste e altre cose belle esattamente come sono circondati da motorini frigoriferi auto e altri beni che tutti amiamo (io per primo). (Nella casa/biblioteca spero ci sarà un bellissimo, straordinario e avveniristico frigorifero disponibile per tutti coloro che vi passeranno del tempo. Forse, non ci sarà la televisione; ma almeno il pianoforte sì, e un flauto traversoy.)


Ogni biblioteca è una casa: la casa dei libri. Come ogni casa, ha i suoi architetti - sia nel senso di chi ha ideato e costruito le sue strutture materiali, sia nel senso di chi ha scelto e acquisito i libri e i documenti che la riempiono. Una biblioteca e un archivio non sono scindibili da chi li ha fatti e abitati. Ogni essere umano è anche ciò che ha letto e che ha visto, ciò che legge e che vede; in una biblioteca: libri, fotografie, quadri. Nel descrivere una biblioteca, non possiamo perciò separare le persone che l’hanno fatta dagli oggetti che la costituiscono (e dal modo in cui sono sistemati).

Possiamo far risalire questa Biblioteca e questo Archivio a Fabio Cappelli (1828-1891), il “babbo dei tipografi italiani”, uno dei 450 volontari studenti universitari toscani nella storica battaglia di Curtatone e Montanara (1848). Repubblicano e spirito libero, quando Vittorio Emanuele II, re d’Italia, andò in visita alla tipografia che lui dirigeva, non si levò il cappello e non smise di lavorare. Famosa è la sua battuta - in risposta a chi gli disse “ma come? Nemmeno di fronte al Re?” - “Quando lavoro, il re sono io”. Di Fabio Cappelli (a cui devo il mio nome) abbiamo solo qualche documento e un certo numero di libri antichi (alcuni dei quali visibili nella fotografia dello ‘studietto’ che è qui allegata). 

Figlia di Fabio, Elisa Cappelli fu una notevole pedagogista e scrittrice di libri per l’infanzia. Alcuni di questi libri, molto ben illustrati, sono ancora in commercio, continuamente ristampati anche oggi – come, per esempio, La storia di un gatto (il mio preferito) o Gli occhiali della nonna. Molto bello è anche In Svezia: impressioni di viaggio (pubblicato nel 1898). La Biblioteca contiene i suoi libri nelle edizioni originali, oltre che nelle ristampe.

Figlio di Fabio e fratello di Elisa, Michele Cappelli è stato il pioniere dell’industria fotografica italiana. Oltre alle sue straordinarie doti di imprenditore innovativo e alle doti di chimico (inventò uno speciale procedimento per le lastre fotografiche) univa una grande sensibilità artistica (da giovane era andato a Parigi, pensando di fare il pittore – cosa che continuò a fare, ma solo come passatempo in una dependance di una delle sue ville sul Lago di Como). Milano, la città in cui fondò la sua industria, gli ha dedicato una grande piazza. L’ultima sede della sua impresa è ancora perfettamente conservata, in via Friuli. Di Michele Cappelli, la Biblioteca possiede moltissime fotografie e lastre (altre sono in un archivio fotografico di Prato), nonché parecchi libri soprattutto di letteratura italiana (la sua copia della prima edizione de La figlia di Iorio, con dedica autografa di Gabriele D’Annunzio, è qui riprodotta).

Figlia primogenita di Michele, Adele Cappelli (in Vegni) è stata una delle prime donne italiane a laurearsi in medicina, e ha dedicato la sua vita di medico e di benefattrice (disponendo di un notevole patrimonio personale) ai bambini e alle madri nubili. Cattolica liberale (della cerchia di Gallarati Scotti, Jacini e Casati) e antifascista, fu dalle SS arrestata e imprigionata per avere nascosto e aiutato ebrei e soldati inglesi durante uno dei periodi più tristi della storia italiana recente. Fondatrice dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, della Casa della Madre e del Fanciullo, finanziatrice, tre le altre cose, della Casa dei Bambini di San Maurizio al Lambro. Consigliere comunale di Milano. Tra le molte persone che molto devono a lei, ricordo solo Giovanni Gronchi, presidente della Repubblica. La Biblioteca conserva, oltre ai suoi articoli scientifici (di tema ginecologico, la sua specializzazione medica) e ai suoi libri per le famiglie, una pregevole collezione di libri di letteratura italiana e straniera. La Biblioteca possiede anche un interessante scambio epistolare tra lei e Neville Chamberlain, allora Primo ministro inglese – oltre a lettere personali. (A lei devo molto della mia formazione culturale, tra gli undici e i diciotto anni. Ogni due settimane pranzavo, da solo, con lei; e ogni settimana mi accompagnava a una conferenza o un incontro culturale. Nella biblioteca sono conservati anche i ritagli di giornale che mi inviava per posta.) 

Figlia di Michele e sorella minore di Adele, Elisa Cappelli (in Ranchetti), insieme a suo marito Salvatore Ranchetti, ha arricchito le biblioteche delle case di Firenze, di Milano e del Lago di Como sia con libri di letteratura (molta letteratura italiana, francese e tedesca), di storia e geografia, sia con testi religiosi (era, mia nonna, una fervente cattolica, amica di don Lorenzo Milani, di padre Camillo De Piaz, di padre Turoldo, di padre Balducci – tutte figure, in casa nostra e pertanto nelle nostre biblioteche, ‘di famiglia’), sia con alcune stampe molto pregevoli (francesi e inglesi). La Biblioteca conserva anche parte della sua numerosa corrispondenza (interessante soprattutto per le precise descrizioni delle condizioni di vita di una grande famiglia durante la prima e durante la seconda guerra mondiale, con figli prigionieri o esiliati in terre straniere, dall’Egitto alla Svizzera).

Figlio primogenito di Elisa e di Salvatore, Francescopaolo (detto Franco) Ranchetti è stato un dirigente (alla St.Gobain e all’Olivetti) e quindi imprenditore (cofondatore di un’impresa italo-francese chiamata Polyclair). Cugino e amico (anche, com’è naturale, insieme a sua moglie Corinna) di architetti, artisti e sportivi (da Marco Zanuso a Ignazio Gardella, da Franco Albini a Vico Magistretti (suo compagno di stanza nel campo di internamento), da Giorgio Strehler a Paolo Grassi, da Gianni Dova a Ugo Mulas, da Dino Risi a Zeno Colò, da Puccio Pucci a Emilio Tadini, da Ernesto Rogers a Cini Boeri), a Franco Ranchetti si deve soprattutto l’allestimento più moderno degli arredi della Biblioteca, nonché alcune raccolte di riviste di fotografia. Importante è anche – se la si trovasse (dovrebbe essere in qualche scatolone) – la raccolta di una rivista che i fuoriusciti italiani fecero in Svizzera (nel suo libro di memorie Cesare Cases afferma che solo mio padre possederebbe tale raccolta completa). Antifascista, appartenente al movimento di Giustizia e Libertà, mio padre, dopo la disastrosa campagna di Grecia, inseguito dai nazifascisti, trovò infatti rifugio in Svizzera. Lì conobbe Corinna Varon Alkabes Canetti che, essendo ebrea, fu nel 1938 espulsa dal Liceo classico Manzoni di Milano, potendo (avendone i suoi genitori i mezzi) proseguire i suoi studi a Losanna. Di questo periodo (1938-45), la Biblioteca conserva alcune belle edizioni di poesia francese – in particolare di Baudelaire e dei simbolisti, edite in Svizzera e in Francia. La Biblioteca conserva anche la corrispondenza privata di mio padre e mia madre, nonché delle loro famiglie. Anche questi sono documenti rilevanti per ricostruire (o ricordare) storie e pensieri di quel periodo tragico, ma anche molto ricco di ferventi intellettuali e culturali (come testimoniato anche proprio dalla rivista di cui si diceva sopra, a cui collaborò anche Luigi Einaudi, pure lui tra i fuoriusciti in Svizzera).
Corinna Ranchetti, dopo aver lavorato per decenni nei servizi sociali del Comune di Milano (una delle primissime collaboratrici di Mariolina Berrini, psicoanalista, fondatrice del Centro Medico Psicopedagogico del Comune) si dedicò interamente alla professione di psicoanalista, con particolare attenzione ai bambini e agli adolescenti. Ha introdotto in Italia il pensiero di Susan Isaacs e di altri importanti psicoanalisti di tradizione anglosassone – come testimoniano i numerosi volumi da lei tradotti in italiano, e conservati nella Biblioteca, accanto ai classici della psicologia e della psicoanalisi. La Biblioteca conserva anche le “minute” delle sue sedute psicoanalitiche.
Essendo, per parte materna, cugina di Elias Canetti, la Biblioteca ha, com’è ovvio, tutti i libri di Canetti. In particolare, secondo mia madre, Die Gerettete Zunge (La lingua salvata), sarebbe la storia, con lievissime differenze, della nostra famiglia (mio nonno, padre di mia madre, era socio della ditta di filati Arditti a Manchester (Arditti era il lato materno di Elias Canetti, vissuto, come e insieme ai miei nonni, per un periodo, proprio a Manchester)). Di questo lato, la Biblioteca, oltre ai libri di cui si è detto, conserva anche alcuni documenti risalenti a prima della Rivoluzione russa del 1905 – testimonianza storica importante dei rapporti cosmopoliti tra Russia, Turchia, USA, e Italia (i miei nonni materni erano di nazionalità Italiana, come pure i miei bisnonni e i miei trisnonni, pur spostandosi e vivendo in diverse parti del mondo).


Questa è la Biblioteca e l’archivio che ho ereditato dalla mia famiglia (meglio: dalle mie due famiglie), e che ho cercato e cerco, come meglio ho potuto e posso, di conservare. Io non sono né un collezionista né un bibliofilo. (Nulla di male a esserlo. I tre maggiori collezionisti italiani del Novecento, due da me conosciuti molto bene personalmente, uno soltanto per la lunga frequentazione della sua biblioteca, sono stati tre personalità eccezionali: Luigi Einaudi (il primo presidente della Repubblica Italiana), Raffaele Mattioli (il più grande banchiere Italiano dopo Lorenzo il Magnifico), Piero Sraffa (il più grande economista italiano del Novecento).) Anche se mi risulta naturale amare la storia, i documenti del passato e i libri ‘ricevuti’, io preferisco studiare e leggere sempre cose nuove. 
Pertanto, la mia biblioteca è in continua crescita. Essendo un professore universitario di Economia politica – e ormai da quasi mezzo secolo – è evidente che la mia biblioteca contiene una notevole sezione di libri di economia, dai classici dell’economia ai testi più specializzati, strumenti del mio mestiere. Tuttavia, sia per formazione sia per inclinazione (non saprei dove finisca l’una e inizi l’altra) sono sempre stato attento alle relazioni, anche (talvolta) ‘pericolose’, tra l’economia politica e le altre discipline. E quindi la mia biblioteca contiene (e continua ad arricchirsi di) testi dei classici greci e latini (Loeb completa, Belles Lettres quasi), libri di matematica, di filosofia, di geografia, di arte, di fotografia. Una sezione speciale è dedicata ai felini.

La biblioteca contiene anche circa 300? (bisogna chiedere ai ragazzi di Arimo: sono loro che li hanno inscatolati) film, tra cassette e DVD. In particolare, vi sono collezioni complete: per esempio, tutti i film di Luchino Visconti, tutti i film di Stanley Kubrick, tutti i film di Alfred Hitchcock ecc.

La biblioteca contiene anche circa 600 CD di musica (di nuovo bisogna chiedere ai ragazzi di Arimo che li hanno inscatolati): dai Carmina Burana a Il Torsolo.


La biblioteca attuale – se la possiamo (ma, almeno parzialmente, è possibile) distinguere da quella storica – è organizzata tematicamente. Mi spiego con un esempio, che può forse chiarire la differente natura della mia biblioteca rispetto ad altri progetti, e pertanto della mia proposta, spesso non compresa, come ho constatato parlandone anche con amici.
La mia biblioteca è organizzata secondo un disegno, o, se vogliamo, un progetto culturale ben preciso. 
Prendiamo Thomas Mann.
Nella mia biblioteca, i testi di Thomas Mann, sia in tedesco, sia in italiano, sia in francese, sia in inglese (e nelle diverse traduzioni, pur nella medesima lingua), stanno insieme non solo ai libri su Thomas Mann, ma anche ai libri che riguardano la storia del periodo, in particolare del Nazismo e della fuga degli intellettuali dall’Europa in USA. Non solo, ci sono anche, lì accanto, i testi di storia economica relativi al medesimo periodo: dal primo dopoguerra al secondo dopoguerra. Non basta. Nei libri di Thomas Mann la musica ha un ruolo fondamentale. Pertanto, accanto, sugli scaffali, vi sono i CD da Beethoven a Schönberg, i musicisti da lui prediletti e di cui scrive. Ma Thomas Mann ha influenzato anche il cinema: quindi abbiamo i film di Visconti più direttamente connessi ai libri di Thomas Mann (da “La caduta degli dei” a “Morte a Venezia”). Infine, cosa che pochi sanno, ma di fondamentale importanza per capire Thomas Mann, lui era mezzo brasiliano (per parte di madre). Dunque, ci sono anche i libri che illustrano la casa natale della madre di Thomas Mann, sulla costa a sud di Rio, e sull’economia e la storia del Brasile e della sua colonizzazione da parte degli europei, come era il nonno di Thomas Mann.
Insomma: letteratura, economia, musica, cinema, fotografia, teatro, storia, filosofia, religione non vengono considerate - come in qualsiasi biblioteca - ‘sezioni’ differenti, ma differenti aspetti di una medesima realtà. (E quello che vale per Thomas Mann, vale per qualsiasi autore della mia biblioteca. Anche per un contemporaneo.)


Alcuni esempi e progetti più simili al mio. 

- Il primo, più consonante, e più ovvio, è quello della Biblioteca Michele Ranchetti presso la “Scuola di pace” del quartiere Savena di Bologna (v. allegato e http://sociale.regione.emilia-romagna.it/news/bologna-una-nuova-biblioteca-per-imparare-la-pace ). Qui, inoltre si vede come la biblioteca sia stata messa in rete sia col sistema bibliotecario bolognese sia con COPAC. [inserire link] 

I miei libri, come quelli di mio zio Michele, derivano in parte da una medesima biblioteca originaria (la biblioteca della nostra famiglia: Cappelli-Ranchetti-Canetti: cinque generazioni, dal 1848). Più in particolare, è interessante che il trasferimento da privato a pubblico dei libri di mio zio sia avvenuto, a Bologna, attraverso la collaborazione di associazioni e con il supporto finanziario iniziale di una banca (in quel caso, la Popolare di Milano), proprio come, suppongo, potrebbe avvenire con questo mio progetto attuale. Anche per questa ragione, vi pregherei di esaminare attentamente quest’altro progetto Ranchetti, così affine al mio.

- La biblioteca di Pietro Ingrao (appena qualche settimana fa donata dalla famiglia al comune di Lenola).
- La biblioteca di Mario Untersteiner, grandissimo grecista (aperta al pubblico dalla famiglia, e situata nella sua casa milanese di via Lazzaro Papi).
- La biblioteca di Morando Morandini, donata dalla famiglia al comune di Milano, e per la quale è in allestimento un bellissimo spazio sulla Martesana (v., per es.: 
http://www.cinetecamilano.it/notizie/morando-morandini-6-7-novembre-ricordo-di-un-grande-critico-e-un-grande-uomo/).
- La biblioteca di Lucio Gambi (mio docente di geografia in Statale): 
http://rivista.ibc.regione.emilia-romagna.it/xw-200804/xw-200804-a0004?searchterm=lucio+gambi. Quest’ultima è, insieme a quella di mio zio Michele Ranchetti, la biblioteca più simile alla mia, anche e soprattutto per il modo in cui sono ordinati i libri: un modo non tradizionale (letteratura, arte, economia, ecc.), ma multidisciplinare. (Vedi documento illustrativo: “Storia e struttura di una biblioteca”.)

Si potrebbero fare altri esempi, ma mi fermo qui. La differenza - sostanziale – rispetto a questi altri progetti di biblioteche di studiosi (tecnicamente: “biblioteche d’autore”), è che io propongo di aprire a Figino e alla città tutta di Milano un centro culturale e sociale, un Laboratorio di fotografia e una Biblioteca con la persona che l’ha creata e facendo vivere il progetto culturale (ripeto: unitario e coerente) di cui è l’espressione. Non è, questa, la trasmissione di un patrimonio statico. Non si tratterebbe, infatti, di una donazione post mortem: “quando muore un vecchio, brucia una biblioteca” (proverbio senegalese spesso citato da don Colmegna, quando parla della sua “Biblioteca del confine” a Crescenzago). 



L’unico esempio che ho trovato di un progetto in qualche (piccolissima) misura simile al mio, cioé di una biblioteca che vive e si sviluppa insieme al suo 
autore, è quello della “Kasa dei libri” di Andrea Kerbacher: http://www.survivemilano.it/turisti-a-milano/gratis/la-kasa-dei-libr-di-milano/
Ma Andrea Kerbacher è un personaggio molto diverso da me, e fa cose molto diverse: è un uomo d’azienda, un uomo di marketing (come si può facilmente vedere dal link), non uno studioso, un docente, un educatore. Il suo progetto culturale è molto diverso e, inoltre, la sua biblioteca è situata a Porta Nuova, nel pieno nuovo (e ricco) centro, non in un borgo periferico di Milano – “estrema periferia Ovest di Milano”, come già detto (copiando il Corriere della Sera).


Ultimo punto – ma importante: la questione della messa in rete e le possibili sinergie con altre importanti realtà milanesi.

Come Paola Bocci ci mostra molto bene (su Arcipelago Milano, settembre 2015), a Milano esistono realtà bibliotecarie e culturali con cui io vedrei benissimo il collegamento, anche in rete, e possibili sinergie. Ne cito solo tre, ma ne potrei citare altre:

- La “Biblioteca maieutica” di Franco Alasia a Cinisello;
- La “Biblioteca del confine”, prima ricordata, di don Colmegna a Crescenzago (http://www.casadellacarita.org/biblioteca-del-confine );
- La “Biblioteca Oglio” e il progetto “Lasciami andare”.
Più in generale, ci si potrebbe molto proficuamente mettere in rete con www.incontri-ravvicinati.it e l’Associazione Bibliolavoro del Comune di Milano. “Figino di Milano” appartiene, appunto, al Comune di Milano, o no?



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