News: Progetto di adozione di una periferia con biblioteca, macchine, autore e ospite inclusi
(Categoria: Succede a Figino)
Inviato da Redazione
mercoledì 10 luglio 2019 - 19:32:23


Progetto di adozione di una periferia con biblioteca, macchine, autore e ospite inclusi

Che cosa non è questo progetto

- Non è un (ennesimo) caffè con libreria o viceversa.

- Non è un (ennesimo) spazio sociale

- Non è una biblioteca di condominio

- Non è una biblioteca popolare

- Non è una biblioteca comunale

- Non è uno spazio commerciale

- Non è un luogo dove si svolgono corsi, attività o “eventi” a pagamento

Sono tutte cose che esistono già, e possono essere fatte in modo bellissimo. Faccio solo tre esempi (e tutti e tre relativi proprio al Municipio 7):

- La Biblioteca Comunale di Baggio

- La Biblioteca Rembrandt

- Gli eventi organizzati da Mare Culturale Urbano

Che cosa è questo progetto (e perché è innovativo)

• E’ una casa/studio privata che accoglie una grande biblioteca storica (la Biblioteca Ranchetti Cappelli Canetti, nata nel 1848 e continuamente alimentata), un Archivio, un laboratorio di fotografia, una sala da musica, arredi, quadri, fotografie, macchine fotografiche, computer, eccetera – tutte cose che diventano beni comuni (salvaguardando, naturalmente, un minimo di privacy). (Sulla Biblioteca RCC si veda la sua Storia e Struttura.)

• Gli arredi sono o storici (alcuni mobili e quadri del Seicento, del Settecento, dell’Ottocento e del Novecento, pochi ma molto belli e significativi) o contemporanei (per es. la libreria è, senza dubbio, la più bella oggi esistente: quella di Dieter Rams) (se gli architetti, italiani e stranieri, che ci leggono ne disegnassero una più bella, io non avrei problemi a sostituirla)

• Ospite e ospitante di questa ‘casa particolare’ è l’erede e curatore della parte storica, nonché autore della parte contemporanea. Questo garantisce la vita ‘attiva e fattiva’ della casa/studio, il continuo accrescimento e rinnovo dei libri, dei dischi, dei film, delle apparecchiature fotografiche, dei computer, eccetera.

• Non solo: la presenza permanente e attiva di uno studioso universitario (professore in Statale e in Cattolica a Milano), e con stretti rapporti con le istituzioni culturali internazionali (in particolare col Trinity College di Cambridge, di cui è membro), assicura la robustezza e coerenza di un progetto culturale unitario: le attività che vi vengono svolte non sono slegate le une dalle altre, o casuali- come in un’eventopoli - ma costituiscono una trama di approfondimento di pochi ma assolutamente fondamentali aspetti della cultura e della società di oggi – in una dimensione molto cosmopolita (e cosmopolitica). Fabio Ranchetti, Progetto per Figino

• Nella casa/studio viene ospitato anche un profugo affidato dal Ministero degli Interni, attraverso i Servizi Sociali del Comune di Milano (assessorato Majorino). Questo rafforza e dimostra l’apertura concreta e reale della casa a tutti i cittadini del mondo, non solo a quelli di Figino o di Milano.

• La casa/studio è un (piccolo) punto sociale e culturale, in un piccolo borgo dell’estrema periferia nord-ovest di Milano, ma si pone come un punto di assoluta eccellenza – sia per la qualità del patrimonio contenuto, sia dei materiali e dello spazio, sia per il tipo di attività culturale e sociale che si intende svolgervi. Nessuna facile divulgazione, nel senso di ‘facilitazione’ e ‘semplificazione’ di questioni complesse ad usum vulgi. Anche coi bambini è possibile svolgere attività di approfondimento e cura non banalmente ‘divulgative’.

• Tra queste attività ci sarà anche uno “sportello economico-filosofico” (un esempio è quello dello “sportello filosofico” aperto, col sostegno della Giunta, nel comune di Besnate; ma, qui al Borgo, si aggiungerebbe la parte economica, e si terrebbe maggior conto delle ultime acquisizioni teoriche e pratiche sui metodi di questa forma di “cura sociale” (o, come anche si dice, in Itanglese, counseling).

• Ogni attività sarà svolta in modo del tutto gratuito.

• I costi saranno sostenuti dai privati “di buona volontà” (che esistono ancora!), con l’aiuto delle istituzioni private o pubbliche. (Mi spiego, in concreto: FR mette a disposizione un patrimonio librario e fotografico nonché si fa carico delle spese di gestione; la Proprietà mette a disposizione uno spazio adeguato; il Comune di Milano offre la sua consulenza biblioteconomica, se necessario; XY mette a disposizione un pianoforte; AB (eccellente pianista) viene a suonarlo; CD (eccellente fotografo) mette a disposizione le sue competenze fotografiche; EF (eccellente attore) viene a tenere una performance teatrale; eccetera eccetera. FR si occupa di promuovere, organizzare e gestire queste attività “in casa”, e secondo un coerente percorso di approfondimento culturale, psicopedagogico, e sociale). Ribadisco: si tratta di una vera casa/studio/laboratorio abitata e vissuta da almeno due persone (e almeno un gatto: una casa e una biblioteca senza un “gatto di ruolo” sarebbero imperfette), aperta a tutti i cittadini del Borgo Sostenibile, di Figino, di Milano, e del mondo. Con una particolare attenzione ai più giovani: è mia esperienza (ma non certo solo mia) che i più giovani sono anche i ‘cittadini’ più aperti e disponibili ad accogliere le persone e le cose straniere e nuove, e i più capaci di produrre nuove idee. Se è naturale ed evidente che il futuro è loro, sta tuttavia a noi aiutarli a renderlo migliore del presente. (Questo è il fine ultimo del Progetto di “adozione di una ‘periferia’ con biblioteca e macchine - autore e ospite inclusi”.)



Il Progetto qui sintetizzato per punti è il frutto di una lunga elaborazione, sviluppatasi in ormai due anni. Nasce da un’idea pionieristica, utopistica e visionaria di Stefano Boeri – l’idea dell’adozione di una periferia. Io, milanese nato in via Conservatorio, accanto appunto al Conservatorio e alla Chiesa di Santa Maria della Passione, ho scelto la periferia più estrema di Milano (ma è anche una delle più belle, al limite del Bosco in Città e con un progetto sociale ed edilizio all’avanguardia, grazie ad Investire e a FHS e a chi ha collaborato alla ideazione e realizzazione di quel progetto di Housing Sociale, a partire dal Comune di Milano).

Io – ripeto: milanese - sono determinato a realizzare questa utopia, qui, in questo luogo, nella mia città. Se questo mio Progetto non si realizzasse, il fallimento non sarebbe solo mio ma di tutta la città, e degli amici che mi hanno sostenuto fino a oggi (anche, magari, contrastandomi o dandomi, alcuni per affetto altri per gelosia (?) o pavidità, del matto. Ma è noto che se non si è, almeno un poco, matti, non si realizza nulla di eccellente. Il mediocre non è interessante.)

2 Fabio Ranchetti, Progetto per Figino

Una riflessione finale.

A differenza di quanto alcuni hanno potuto pensare, io non ho affatto il problema di come e dove sistemare la Biblioteca Ranchetti Cappelli Canetti. (Ho ottime offerte, dove la Biblioteca starebbe benissimo, in eccellente e prestigiosissima compagnia.)

Il problema – innanzitutto civile, direi, se non civico - è quello di riuscire a creare un luogo cosmopolita, di cultura alta, ma molto ‘alla mano‘, ‘casalingo’, appunto - a tutti aperto, proprio lì, a Figino, cioè in una periferia e non nel centro della città (che sia Milano o altrove).

La cultura alta non dev’essere un privilegio del centro del mondo, ma accessibile a chiunque: anche i ragazzi (e non solo loro) di Figino devono poter convivere in una casa familiare – anche (si noti l’anche) – coi classici greci e latini, con Bach, con Hindemith, coi testi di Freud, Einstein, con le fotografie di Cartier Bresson e di Eisenstaedt, con Sofocle, Musil, imparare a fotografare seriamente con macchine come le Leica e le Olympus ed essere circondati da queste e altre cose belle esattamente come sono circondati da motorini frigoriferi auto e altri beni che tutti amiamo (io per primo). (Nella casa/biblioteca spero ci sarà un bellissimo, straordinario e avveniristico frigorifero disponibile per tutti coloro che vi passeranno del tempo. Forse, non ci sarà la televisione; ma almeno il pianoforte sì, e un flauto traversoy.)


Ogni biblioteca è una casa: la casa dei libri. Come ogni casa, ha i suoi architetti - sia nel senso di chi ha ideato e costruito le sue strutture materiali, sia nel senso di chi ha scelto e acquisito i libri e i documenti che la riempiono. Una biblioteca e un archivio non sono scindibili da chi li ha fatti e abitati. Ogni essere umano è anche ciò che ha letto e che ha visto, ciò che legge e che vede; in una biblioteca: libri, fotografie, quadri. Nel descrivere una biblioteca, non possiamo perciò separare le persone che l’hanno fatta dagli oggetti che la costituiscono (e dal modo in cui sono sistemati).

Possiamo far risalire questa Biblioteca e questo Archivio a Fabio Cappelli (1828-1891), il “babbo dei tipografi italiani”, uno dei 450 volontari studenti universitari toscani nella storica battaglia di Curtatone e Montanara (1848). Repubblicano e spirito libero, quando Vittorio Emanuele II, re d’Italia, andò in visita alla tipografia che lui dirigeva, non si levò il cappello e non smise di lavorare. Famosa è la sua battuta - in risposta a chi gli disse “ma come? Nemmeno di fronte al Re?” - “Quando lavoro, il re sono io”. Di Fabio Cappelli (a cui devo il mio nome) abbiamo solo qualche documento e un certo numero di libri antichi (alcuni dei quali visibili nella fotografia dello ‘studietto’ che è qui allegata). 

Figlia di Fabio, Elisa Cappelli fu una notevole pedagogista e scrittrice di libri per l’infanzia. Alcuni di questi libri, molto ben illustrati, sono ancora in commercio, continuamente ristampati anche oggi – come, per esempio, La storia di un gatto (il mio preferito) o Gli occhiali della nonna. Molto bello è anche In Svezia: impressioni di viaggio (pubblicato nel 1898). La Biblioteca contiene i suoi libri nelle edizioni originali, oltre che nelle ristampe.

Figlio di Fabio e fratello di Elisa, Michele Cappelli è stato il pioniere dell’industria fotografica italiana. Oltre alle sue straordinarie doti di imprenditore innovativo e alle doti di chimico (inventò uno speciale procedimento per le lastre fotografiche) univa una grande sensibilità artistica (da giovane era andato a Parigi, pensando di fare il pittore – cosa che continuò a fare, ma solo come passatempo in una dependance di una delle sue ville sul Lago di Como). Milano, la città in cui fondò la sua industria, gli ha dedicato una grande piazza. L’ultima sede della sua impresa è ancora perfettamente conservata, in via Friuli. Di Michele Cappelli, la Biblioteca possiede moltissime fotografie e lastre (altre sono in un archivio fotografico di Prato), nonché parecchi libri soprattutto di letteratura italiana (la sua copia della prima edizione de La figlia di Iorio, con dedica autografa di Gabriele D’Annunzio, è qui riprodotta).

Figlia primogenita di Michele, Adele Cappelli (in Vegni) è stata una delle prime donne italiane a laurearsi in medicina, e ha dedicato la sua vita di medico e di benefattrice (disponendo di un notevole patrimonio personale) ai bambini e alle madri nubili. Cattolica liberale (della cerchia di Gallarati Scotti, Jacini e Casati) e antifascista, fu dalle SS arrestata e imprigionata per avere nascosto e aiutato ebrei e soldati inglesi durante uno dei periodi più tristi della storia italiana recente. Fondatrice dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, della Casa della Madre e del Fanciullo, finanziatrice, tre le altre cose, della Casa dei Bambini di San Maurizio al Lambro. Consigliere comunale di Milano. Tra le molte persone che molto devono a lei, ricordo solo Giovanni Gronchi, presidente della Repubblica. La Biblioteca conserva, oltre ai suoi articoli scientifici (di tema ginecologico, la sua specializzazione medica) e ai suoi libri per le famiglie, una pregevole collezione di libri di letteratura italiana e straniera. La Biblioteca possiede anche un interessante scambio epistolare tra lei e Neville Chamberlain, allora Primo ministro inglese – oltre a lettere personali. (A lei devo molto della mia formazione culturale, tra gli undici e i diciotto anni. Ogni due settimane pranzavo, da solo, con lei; e ogni settimana mi accompagnava a una conferenza o un incontro culturale. Nella biblioteca sono conservati anche i ritagli di giornale che mi inviava per posta.) 

Figlia di Michele e sorella minore di Adele, Elisa Cappelli (in Ranchetti), insieme a suo marito Salvatore Ranchetti, ha arricchito le biblioteche delle case di Firenze, di Milano e del Lago di Como sia con libri di letteratura (molta letteratura italiana, francese e tedesca), di storia e geografia, sia con testi religiosi (era, mia nonna, una fervente cattolica, amica di don Lorenzo Milani, di padre Camillo De Piaz, di padre Turoldo, di padre Balducci – tutte figure, in casa nostra e pertanto nelle nostre biblioteche, ‘di famiglia’), sia con alcune stampe molto pregevoli (francesi e inglesi). La Biblioteca conserva anche parte della sua numerosa corrispondenza (interessante soprattutto per le precise descrizioni delle condizioni di vita di una grande famiglia durante la prima e durante la seconda guerra mondiale, con figli prigionieri o esiliati in terre straniere, dall’Egitto alla Svizzera).

Figlio primogenito di Elisa e di Salvatore, Francescopaolo (detto Franco) Ranchetti è stato un dirigente (alla St.Gobain e all’Olivetti) e quindi imprenditore (cofondatore di un’impresa italo-francese chiamata Polyclair). Cugino e amico (anche, com’è naturale, insieme a sua moglie Corinna) di architetti, artisti e sportivi (da Marco Zanuso a Ignazio Gardella, da Franco Albini a Vico Magistretti (suo compagno di stanza nel campo di internamento), da Giorgio Strehler a Paolo Grassi, da Gianni Dova a Ugo Mulas, da Dino Risi a Zeno Colò, da Puccio Pucci a Emilio Tadini, da Ernesto Rogers a Cini Boeri), a Franco Ranchetti si deve soprattutto l’allestimento più moderno degli arredi della Biblioteca, nonché alcune raccolte di riviste di fotografia. Importante è anche – se la si trovasse (dovrebbe essere in qualche scatolone) – la raccolta di una rivista che i fuoriusciti italiani fecero in Svizzera (nel suo libro di memorie Cesare Cases afferma che solo mio padre possederebbe tale raccolta completa). Antifascista, appartenente al movimento di Giustizia e Libertà, mio padre, dopo la disastrosa campagna di Grecia, inseguito dai nazifascisti, trovò infatti rifugio in Svizzera. Lì conobbe Corinna Varon Alkabes Canetti che, essendo ebrea, fu nel 1938 espulsa dal Liceo classico Manzoni di Milano, potendo (avendone i suoi genitori i mezzi) proseguire i suoi studi a Losanna. Di questo periodo (1938-45), la Biblioteca conserva alcune belle edizioni di poesia francese – in particolare di Baudelaire e dei simbolisti, edite in Svizzera e in Francia. La Biblioteca conserva anche la corrispondenza privata di mio padre e mia madre, nonché delle loro famiglie. Anche questi sono documenti rilevanti per ricostruire (o ricordare) storie e pensieri di quel periodo tragico, ma anche molto ricco di ferventi intellettuali e culturali (come testimoniato anche proprio dalla rivista di cui si diceva sopra, a cui collaborò anche Luigi Einaudi, pure lui tra i fuoriusciti in Svizzera).
Corinna Ranchetti, dopo aver lavorato per decenni nei servizi sociali del Comune di Milano (una delle primissime collaboratrici di Mariolina Berrini, psicoanalista, fondatrice del Centro Medico Psicopedagogico del Comune) si dedicò interamente alla professione di psicoanalista, con particolare attenzione ai bambini e agli adolescenti. Ha introdotto in Italia il pensiero di Susan Isaacs e di altri importanti psicoanalisti di tradizione anglosassone – come testimoniano i numerosi volumi da lei tradotti in italiano, e conservati nella Biblioteca, accanto ai classici della psicologia e della psicoanalisi. La Biblioteca conserva anche le “minute” delle sue sedute psicoanalitiche.
Essendo, per parte materna, cugina di Elias Canetti, la Biblioteca ha, com’è ovvio, tutti i libri di Canetti. In particolare, secondo mia madre, Die Gerettete Zunge (La lingua salvata), sarebbe la storia, con lievissime differenze, della nostra famiglia (mio nonno, padre di mia madre, era socio della ditta di filati Arditti a Manchester (Arditti era il lato materno di Elias Canetti, vissuto, come e insieme ai miei nonni, per un periodo, proprio a Manchester)). Di questo lato, la Biblioteca, oltre ai libri di cui si è detto, conserva anche alcuni documenti risalenti a prima della Rivoluzione russa del 1905 – testimonianza storica importante dei rapporti cosmopoliti tra Russia, Turchia, USA, e Italia (i miei nonni materni erano di nazionalità Italiana, come pure i miei bisnonni e i miei trisnonni, pur spostandosi e vivendo in diverse parti del mondo).


Questa è la Biblioteca e l’archivio che ho ereditato dalla mia famiglia (meglio: dalle mie due famiglie), e che ho cercato e cerco, come meglio ho potuto e posso, di conservare. Io non sono né un collezionista né un bibliofilo. (Nulla di male a esserlo. I tre maggiori collezionisti italiani del Novecento, due da me conosciuti molto bene personalmente, uno soltanto per la lunga frequentazione della sua biblioteca, sono stati tre personalità eccezionali: Luigi Einaudi (il primo presidente della Repubblica Italiana), Raffaele Mattioli (il più grande banchiere Italiano dopo Lorenzo il Magnifico), Piero Sraffa (il più grande economista italiano del Novecento).) Anche se mi risulta naturale amare la storia, i documenti del passato e i libri ‘ricevuti’, io preferisco studiare e leggere sempre cose nuove. 
Pertanto, la mia biblioteca è in continua crescita. Essendo un professore universitario di Economia politica – e ormai da quasi mezzo secolo – è evidente che la mia biblioteca contiene una notevole sezione di libri di economia, dai classici dell’economia ai testi più specializzati, strumenti del mio mestiere. Tuttavia, sia per formazione sia per inclinazione (non saprei dove finisca l’una e inizi l’altra) sono sempre stato attento alle relazioni, anche (talvolta) ‘pericolose’, tra l’economia politica e le altre discipline. E quindi la mia biblioteca contiene (e continua ad arricchirsi di) testi dei classici greci e latini (Loeb completa, Belles Lettres quasi), libri di matematica, di filosofia, di geografia, di arte, di fotografia. Una sezione speciale è dedicata ai felini.

La biblioteca contiene anche circa 300? (bisogna chiedere ai ragazzi di Arimo: sono loro che li hanno inscatolati) film, tra cassette e DVD. In particolare, vi sono collezioni complete: per esempio, tutti i film di Luchino Visconti, tutti i film di Stanley Kubrick, tutti i film di Alfred Hitchcock ecc.

La biblioteca contiene anche circa 600 CD di musica (di nuovo bisogna chiedere ai ragazzi di Arimo che li hanno inscatolati): dai Carmina Burana a Il Torsolo.


La biblioteca attuale – se la possiamo (ma, almeno parzialmente, è possibile) distinguere da quella storica – è organizzata tematicamente. Mi spiego con un esempio, che può forse chiarire la differente natura della mia biblioteca rispetto ad altri progetti, e pertanto della mia proposta, spesso non compresa, come ho constatato parlandone anche con amici.
La mia biblioteca è organizzata secondo un disegno, o, se vogliamo, un progetto culturale ben preciso. 
Prendiamo Thomas Mann.
Nella mia biblioteca, i testi di Thomas Mann, sia in tedesco, sia in italiano, sia in francese, sia in inglese (e nelle diverse traduzioni, pur nella medesima lingua), stanno insieme non solo ai libri su Thomas Mann, ma anche ai libri che riguardano la storia del periodo, in particolare del Nazismo e della fuga degli intellettuali dall’Europa in USA. Non solo, ci sono anche, lì accanto, i testi di storia economica relativi al medesimo periodo: dal primo dopoguerra al secondo dopoguerra. Non basta. Nei libri di Thomas Mann la musica ha un ruolo fondamentale. Pertanto, accanto, sugli scaffali, vi sono i CD da Beethoven a Schönberg, i musicisti da lui prediletti e di cui scrive. Ma Thomas Mann ha influenzato anche il cinema: quindi abbiamo i film di Visconti più direttamente connessi ai libri di Thomas Mann (da “La caduta degli dei” a “Morte a Venezia”). Infine, cosa che pochi sanno, ma di fondamentale importanza per capire Thomas Mann, lui era mezzo brasiliano (per parte di madre). Dunque, ci sono anche i libri che illustrano la casa natale della madre di Thomas Mann, sulla costa a sud di Rio, e sull’economia e la storia del Brasile e della sua colonizzazione da parte degli europei, come era il nonno di Thomas Mann.
Insomma: letteratura, economia, musica, cinema, fotografia, teatro, storia, filosofia, religione non vengono considerate - come in qualsiasi biblioteca - ‘sezioni’ differenti, ma differenti aspetti di una medesima realtà. (E quello che vale per Thomas Mann, vale per qualsiasi autore della mia biblioteca. Anche per un contemporaneo.)


Alcuni esempi e progetti più simili al mio. 

- Il primo, più consonante, e più ovvio, è quello della Biblioteca Michele Ranchetti presso la “Scuola di pace” del quartiere Savena di Bologna (v. allegato e http://sociale.regione.emilia-romagna.it/news/bologna-una-nuova-biblioteca-per-imparare-la-pace ). Qui, inoltre si vede come la biblioteca sia stata messa in rete sia col sistema bibliotecario bolognese sia con COPAC. [inserire link] 

I miei libri, come quelli di mio zio Michele, derivano in parte da una medesima biblioteca originaria (la biblioteca della nostra famiglia: Cappelli-Ranchetti-Canetti: cinque generazioni, dal 1848). Più in particolare, è interessante che il trasferimento da privato a pubblico dei libri di mio zio sia avvenuto, a Bologna, attraverso la collaborazione di associazioni e con il supporto finanziario iniziale di una banca (in quel caso, la Popolare di Milano), proprio come, suppongo, potrebbe avvenire con questo mio progetto attuale. Anche per questa ragione, vi pregherei di esaminare attentamente quest’altro progetto Ranchetti, così affine al mio.

- La biblioteca di Pietro Ingrao (appena qualche settimana fa donata dalla famiglia al comune di Lenola).
- La biblioteca di Mario Untersteiner, grandissimo grecista (aperta al pubblico dalla famiglia, e situata nella sua casa milanese di via Lazzaro Papi).
- La biblioteca di Morando Morandini, donata dalla famiglia al comune di Milano, e per la quale è in allestimento un bellissimo spazio sulla Martesana (v., per es.: 
http://www.cinetecamilano.it/notizie/morando-morandini-6-7-novembre-ricordo-di-un-grande-critico-e-un-grande-uomo/).
- La biblioteca di Lucio Gambi (mio docente di geografia in Statale): 
http://rivista.ibc.regione.emilia-romagna.it/xw-200804/xw-200804-a0004?searchterm=lucio+gambi. Quest’ultima è, insieme a quella di mio zio Michele Ranchetti, la biblioteca più simile alla mia, anche e soprattutto per il modo in cui sono ordinati i libri: un modo non tradizionale (letteratura, arte, economia, ecc.), ma multidisciplinare. (Vedi documento illustrativo: “Storia e struttura di una biblioteca”.)

Si potrebbero fare altri esempi, ma mi fermo qui. La differenza - sostanziale – rispetto a questi altri progetti di biblioteche di studiosi (tecnicamente: “biblioteche d’autore”), è che io propongo di aprire a Figino e alla città tutta di Milano un centro culturale e sociale, un Laboratorio di fotografia e una Biblioteca con la persona che l’ha creata e facendo vivere il progetto culturale (ripeto: unitario e coerente) di cui è l’espressione. Non è, questa, la trasmissione di un patrimonio statico. Non si tratterebbe, infatti, di una donazione post mortem: “quando muore un vecchio, brucia una biblioteca” (proverbio senegalese spesso citato da don Colmegna, quando parla della sua “Biblioteca del confine” a Crescenzago). 



L’unico esempio che ho trovato di un progetto in qualche (piccolissima) misura simile al mio, cioé di una biblioteca che vive e si sviluppa insieme al suo 
autore, è quello della “Kasa dei libri” di Andrea Kerbacher: http://www.survivemilano.it/turisti-a-milano/gratis/la-kasa-dei-libr-di-milano/
Ma Andrea Kerbacher è un personaggio molto diverso da me, e fa cose molto diverse: è un uomo d’azienda, un uomo di marketing (come si può facilmente vedere dal link), non uno studioso, un docente, un educatore. Il suo progetto culturale è molto diverso e, inoltre, la sua biblioteca è situata a Porta Nuova, nel pieno nuovo (e ricco) centro, non in un borgo periferico di Milano – “estrema periferia Ovest di Milano”, come già detto (copiando il Corriere della Sera).


Ultimo punto – ma importante: la questione della messa in rete e le possibili sinergie con altre importanti realtà milanesi.

Come Paola Bocci ci mostra molto bene (su Arcipelago Milano, settembre 2015), a Milano esistono realtà bibliotecarie e culturali con cui io vedrei benissimo il collegamento, anche in rete, e possibili sinergie. Ne cito solo tre, ma ne potrei citare altre:

- La “Biblioteca maieutica” di Franco Alasia a Cinisello;
- La “Biblioteca del confine”, prima ricordata, di don Colmegna a Crescenzago (http://www.casadellacarita.org/biblioteca-del-confine );
- La “Biblioteca Oglio” e il progetto “Lasciami andare”.
Più in generale, ci si potrebbe molto proficuamente mettere in rete con www.incontri-ravvicinati.it e l’Associazione Bibliolavoro del Comune di Milano. “Figino di Milano” appartiene, appunto, al Comune di Milano, o no?



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